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La crudezza delle favole antiche nelle versioni originali.


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"...io credo questo: le fiabe sono vere. Sono, prese tutte insieme, nella loro sempre ripetuta e varia casistica di vicende umane, una spiegazione generale della vita, nata in tempi remoti e serbata nel lento ruminio delle coscienze contadine fino a noi" 
Italo Calvino, prefazione delle “Fiabe italiane”.
Questa citazione basta a far capire la fascinazione che provo per le favole: condivido in tutto e per tutto il pensiero di Calvino.
Essendo “una spiegazione generale della vita” è chiaro che non contengano solo elementi lieti e incantati, ma anche parti oscure e crude, che nel tempo sono state ammorbidite forse perché ritenute troppo pesanti per le menti infantili; Calvino stesso dice di aver tagliato particolari singolarmente violenti e ambigui, anche se le sue favole rimangono molto più esplicite e “forti” di quelle a cui siamo abituati.
Eppure le favole originali erano proprio così, un miscuglio di incanto, rituali e irrazionali malvagità.
Per farvi conoscere meglio la parte più "oscura" delle favole, riporterò alcuni esempi.
Cenerentola
 
 
Nella “Cenerentola” dei fratelli Grimm (che fa parte della celebre raccolta “Fiabe”, 1812-1822), la matrigna escogita questo stratagemma perché i piedi delle figlie entrino nella scarpetta:
 
“Tagliati il dito: quando sarai regina non avrai più bisogno di andare a piedi.” 
 
Dice alla maggiore. Ma il trucco non funziona, perché il principe nota il sangue che sgorga dal piede. Allora la matrigna ci riprova con l’altra figlia:
 
“Tagliati un pezzo di calcagno: quando sarai regina non avrai bisogno di andare a piedi.”
 
Ma anche il questo caso, l’imbroglio viene smascherato.
 
Cappuccetto Rosso
 
 
Nonostante quello che potrebbe farvi pensare il brano appena citato, nelle loro versioni i Grimm non riportano tutte le particolarità più crude delle favole originali, anzi, in molti casi rendono le storie più “candide”.
Prendiamo il caso di “Cappuccetto rosso”. La versione dei Grimm è quella più nota, con la bella e dolce bambina innocente che viene salvata dal cacciatore.
Eppure, nella versione orale originale, questa fiaba aveva chiari risvolti sessuali e cannibalici. Se volete conoscerli, vi rimando a QUESTO post.
 
La fanciulla dalle mani mozze
 
 
“Mani mozze” forse non vi dirà niente, ma è uno dei “tipi” (cioè dei nuclei favolistici) più presenti nella raccolta di Calvino, al pari per esempio dei tipi “Amore e Psiche”, “La bella e la bestia”, "La bella addormentata" ecc. Nei giorni nostri non ha trovato diffusione, probabilmente perché le parti violente non potevano essere tagliate come nelle favole citate finora, in quanto costituivano il nucleo della storia.
Questo tipo era celebre anche all’estero, tant’è che è presente nella raccolta dei Grimm col titolo “La fanciulla senza mani”.
Bene, io voglio rendere giustizia alla povera Mani Mozze riportando alla luce la sua vicenda in chiusura di questo post.
 
 
L’avventura di questa fanciulla inizia quando, per un motivo o per l’altro, le vengono mozzate le mani (dipende dalle diverse versioni della storia; in Grimm l’amputazione viene fatta dal padre su richiesta dl Diavolo).
Per fortuna un re la trova, le fa medicare le ferite e si innamora di lei. Si sposano e poco dopo la fanciulla rimane incinta di uno splendido bambino, o di due gemellini, a seconda della versione.  Evviva, il classico happy end! 
E invece no: il re parte per la guerra e la perfida matrigna (o il Diavolo) diffonde la notizia che la novella regina abbia partorito delle creature mostruose. Così viene confinata nel bosco e addirittura privata degli occhi.
Ma non vi preoccupate: la storia ha un lieto fine. Grazie ad una fonte miracolosa, o ad un angelo, le mani dell’eroina ricrescono in modo che si possa prendere cura del figlio. In seguito recupera anche la vista e il re, dopo diversi anni, viene a sapere dell’ingiustizia commessa nei confronti della povera moglie. La coppia finalmente si ricompone e tutti vissero felici e contenti.
 
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Fonte : http://colorarelavita.blogspot.com
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